gennaio 16

Not Provided. Come limitare il danno in Google Analytics.

Se possiedi o gestisci un E-commerce, se scrivi su un blog cercando di ampliare le interazioni, sicuramente conosci Google Analytics o almeno ne avrai sentito parlare e per sbaglio hai registrato un account ma hai abbandonato perchè ci sono troppe variabili da considerare.

Per chi si occupa di SEO (Search Engine Optimization) Google Analytics rappresenta un potente strumento, che Google offre gratuitamente, per l’analisi del traffico verso e da un sito web sia esso una vetrina, un negozio virtuale, un blog, una community.

Non sarà sicuramente sfuggita nell’analisi delle chiavi di ricerca, che hanno condotto al sito, la chiave “NOT PROVIDED“. Tale chiave si fa sempre più imponente nelle analisi delle Keywords

not provided keyword in Analytics

Perchè, dunque, questa crescente presenza della chiave “(not provided)”?

Da un po’ di tempo Google restituisce i risultati delle ricerche organiche effettuate sul suo motore di ricerca dagli utenti che sono loggati in uno qualsiasi dei suoi servizi al momento della ricerca, siano essi Google Plus, Youtube, Gmail, AdWords, ecc., in modalità sicura SSL (https://). In tal modo Google non condivide più ciò che avviene nelle ricerche degli utenti loggati in uno qualsiasi dei suoi servizi restituendo la generica query (not provided) rendendo di difficile interpretazione l’analisi delle parole chiave, quali sono le query che portano maggiormente traffico e i relativi mercati di interesse. L’incidenza è notevole se  consideriamo che più o meno tutti usufruiscono di uno dei servizi di proprietà Google.

Fortunatamente, almeno per il momento, Yahoo e Bing forniscono ancora i dati le informazioni relative alle ricerche organiche sui loro motori di ricerca sebbene abbiano una rilevanza minima giacchè google è il motore di ricerca più utilizzato in assoluto.

Ad ogni modo, fornire uno strumento di analisi come Google analytics e non permetterne in qualche modo l’uso è come fornire le armi a un paese che ripudia la guerra.

Come cercare di raggirare il problema?

Proveremo a interpretare il (not provided) in modo da conoscere la pagina di destinazione a cui la query mascherata dal (not provided) ha condotto. Di fatto però non riusciremo a conoscere la query che ha portato al sito in analisi. Bisognerà approcciarsi in modo diverso e invece di analizzare la causa analizzeremo la conseguenza.

Per far ciò, occorre loggarsi in Google Analytics, cliccare in sequenza su Amministrazione –> Filtri nella colonna visualizzazione –> +NUOVO FILTRO

Aggiungere un nuovo filtro

Ora chiamiamo il nuovo filtro come “Riscrivi NP” in quanto il filtro funzionerà restituendo a una query (not provided) il risultato della pagina di destinazione per quella query sulla quale potremo ipotizzare le chiavi che hanno condotto fin li.
Inserito il nome si imposta il Tipo di filtro su “Filtro Personalizzato” si clicca su Avanzato e vanno compilati i campi come nell’immagine sottostante.

Dettagli filtroNon è di certo la soluzione al problema per il quale ci si augura che Google consenta almeno la visualizzazione delle parole chiave per i servizi a pagamento come AdWords ma è sicuramente un passo avanti che consente almeno di ipotizzare qualcosa al posto di uno sterile (not provided) da integrare con l’analisi degli strumenti in Webmaster Tools di Google.


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Posted 16 gennaio 2014 by 1LampoDiGenio in category "SEO

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